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«Tesi di Mauro Podda La magnifique et somptueuse pompe funebre faite aus obseques et funerailles du tres grande et tres victorieus empereur Charles ...»

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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CAGLIARI

DIPARTIMENTO DI LINGUISTICA E STILISTICA

MASTER IN LINGUISTICA, FILOLOGIA E LETTERATURA DELLA SARDEGNA

SA LIMBA DE ELIANORA

Contributo alla pianificazione linguistica del sardo

Tesi di Mauro Podda

La magnifique et somptueuse pompe funebre faite aus obseques et funerailles du tres grande et tres victorieus empereur Charles cinquieme, celebrees en la ville de Bruxelles le 29e jour du mois de Dicembre 1558 par Philippes roy catholique d’Espaigne son fils Anversa, tipografia di Christofle Plantin, 1559 Disegno di Jan e Lucas Doetechum1 1 Tratto da “Quattro Mori a Bruxelles” di Mauro Podda, L’Unione Sarda, 12 aprile 2008 Mauro Podda – Sa limba de Elianora 1/24

INTRODUZIONE

La pianificazione linguistica del Sardo ha lentamente preso corpo a seguito degli impulsi normativi di tutela prima del Consiglio D’Europa, con la Carta Europea per le lingue regionali e minoritarie del 1995 (ma già dal 1982 l’allora Comunità Europea aveva istituito un Ufficio Europeo per le lingue meno diffuse), cui faceva seguito una Legge Regionale della Sardegna n°26 del 1997, ed infine la Legge dello Stato n°482 del 1999.

In particolare quest’ultima norma ammetteva l’uso delle lingue minoritarie nei rapporti con la pubblica amministrazione, e dunque subito ci si pose il problema di individuare un corpus linguistico che potesse essere utilizzato a questo delicato scopo.

Dopo lo “Status Planning” normativo realizzato, sia pure timidamente, dalle leggi sopra citate, la Regione Sarda si pose dunque l’obbiettivo di realizzare un “Corpus Planning”, almeno per gli usi burocratico-amministrativi, dando l’incarico relativo ad una commissione di esperti scelti fra i maggiori ricercatori di linguistica sarda nelle nostre Università.

La commissione individuò nel 2001 un modello linguistico denominato “Limba sarda unificada” che suscitò però subito un vespaio di polemiche.

Tale scelta infatti, sottovalutava il valore simbolico ed identitario di una lingua “ufficiale”, nell’intento di rappresentare l’intera (o la gran parte) della comunità regionale sardofona.

Privilegiava infatti, per ragioni anche di formazione culturale degli studiosi, debitori alla grande figura di Max Leopold Wagner, un modello decisamente orientato verso la macro-varietà diatopica settentrionale, senza che questa avesse nell’intera comunità linguistica, che si riconosce nel sardo senza ulteriori specificazioni, quel prestigio sociale o culturale che giustificasse tale scelta.

Anzi acuiva il mai sopito campanilismo tra “Cabisusesus e Baccheos” tra nord e sud dell’isola, tra tradizione pastorale e tradizione agricola, che è una costante storica di quest’isola.

La metà meridionale della Sardegna (due terzi della popolazione) si sentì esclusa dalla “Sardità linguistica”, e persino nel Nord dell’isola non ne fu percepito l’intento “unificadore”.

La Limba Sarda Unificada fu un fallimento, e lo fu poiché coloro che ne avevano pianificato il Corpus non avevano tenuto conto che l’accettazione di un modello linguistico non può essere semplicemente imposto per decisione governativa: deve avere delle radici nell’opinione comune, deve avere dei “simboli bandiera” (fonetico-ortografici e morfologici) in cui ci si riconosca un po’ tutti senza che sia percepito il privilegio di alcuni, deve insomma avere alle spalle una pianificazione dello status sociale che non può essere limitato alle norme di legge (Status planning), ma deve ricercare simboli storici, mitico-storici, culturali (in senso lato, non solo letterario) che Mauro Podda – Sa limba de Elianora 2/24 possano aiutare ad accettare la nuova lingua ufficiale come un modello di tutti e di nessuno in particolare (Acquisition o Implementation palnning).

Il movimento intellettuale regionale si accorse parzialmente di questi limiti.

Con la elezione alla Presidenza della Regione di Renato Soru, personalità politica fortemente decisionista, fu nominata una nuova commissione, la quale, recependo parzialmente le critiche dell’opinione pubblica, elaborava, nel 2006, non senza polemiche interne, un nuovo Corpus che, nell’intento dichiarato di scegliere una varietà parlata di “mesania” ovvero di quell’area dell’isola, individuata come macrovarietà a sè da Maurizio Virdis2, intermedia tra nord e sud nei suoi caratteri;

ma partendo sostanzialmente dalla Limba Sarda Unificada, introduceva qualche “simbolo-bandiera meridionale”, decisamente insufficiente, ma omettendo totalmente una qualsiasi progettazione, od anche solo elaborazione di idea, dello status sociale del modello scelto.

Nell’aprile 2006 la giunta Regionale adottò a titolo sperimentale la “Limba sarda comuna” come lingua ufficiale della Regione3, aggiungendo un nuovo tassello allo “Status planning” normativo del Sardo, il quale attende naturalmente un intervento legislativo assai più incisivo che, a questo punto, non potrà prescindere da un inserimento della questione linguistica nello Statuto della Regione Sarda, che, lo ricordiamo, è legge costituzionale, e nella quale la definizione giuridica più adatta per il sardo sembra quella dello Statuto della Catalogna: Lingua Propria della Sardegna.





Da allora la operatività di questo modello linguistico langue, nonostante la forte pressione dell’Amministrazione Regionale, forse anche in virtù delle vicende politiche, delle ruvidezze dei suoi più accesi sostenitori nei confronti non solo di chi non era d’accordo con la scelta fatta, ma anche di seri studiosi che non si allineavano, ma forse anche perché la LSC non sembra ancora la scelta più appropriata, per tutti i motivi sopra descritti, a rappresentare l’intera comunità linguistica sarda.

Il presente studio ha come scopo ultimo di apportare un contributo al completamento della pianificazione linguistica del Sardo, individuando una serie di “simboli-bandiera” (sia foneticoortografici che morfologici) da aggiungere alla LSC in cui i sardi del sud possano maggiormente riconoscersi, di dimostrare che tali simboli sono effettivamente presenti (quasi tutti) nell’area di Mesania o Arborense (Corpus planning), di proporre come “Mito” protettore a livello della pubblica opinione, la figura di Eleonora D’Arborea e di opera ispiratrice del suddetto Corpus non un opera letteraria ma un testo giuridico, la Carta de Logu di Arborea nelle sue più antiche edizioni, codice legislativo in vigore nell’isola per quasi cinquecento anni, con tutto ciò che concerne la sua influenza nella lingua dello Jure. Tale testo sembra più adatto, per gli scopi prefissi, proprio per una lingua amministrativa ufficiale (Acquisition/Implementation planning).

2 M. Virdis, Sardisch: Areallinguistik (Aree linguistiche), in LRL, volume IV, Max Niemeyer Verlag, Tűbingen, 1988 3 Delibera della Giunta Regionale n. 16/14 del 18 aprile 2006 Mauro Podda – Sa limba de Elianora 3/24 Il legame “culto” col passato illustre ma anche col “tecnoletto” giuridico può, ad opinione dello scrivente, essere il modo di riavvicinare al Sardo vasti strati di popolazione che vedono tuttora nella lingua sarda in retaggio del recente passato fatto di arretratezza, povertà ed ignoranza.

Scrivono Vittorio dell’Aquila e Gabriele Iannàccaro nel loro manuale di pianificazione linguistica4 (alla cui impostazione teorica si è ispirato il presente lavoro):

“In particolare, questo stretto legame fra lingua e cultura tradizionale identifica, nella maggior parte dei casi, la lingua oggetto di rivitalizzazione con una visione del mondo e un sistema di valori sostanzialmente superato, che, se può riscuotere a livello consapevole simpatie e adesione ideologica, viene tuttavia spesso rifiutato a livello inconscio, o, se viene accettato, conserva valenze di inferiorità e localismo, configurandosi come essenzialmente statico. Di fatto, anche a una lingua che viene considerata dai suoi stessi parlanti come di minoranza possono e devono essere agganciati valori propositivi e orientati verso una società più complessa, aperta verso l’esterno e la specializzazione tecnologica. La lingua target, insomma deve ricoprirsi di significati positivi e di valenze innovative e deve essere sentita utile nel mondo del lavoro e dell’economia. Non è sufficiente oggi per una lingua essere legata a valori ideologici e di recupero del passato: ciò le assicura forse la sopravvivenza a tempo indeterminato, ma al rango di dialetto locale o societario, solo parlato”.

In questo senso la proposta di legare il corpus linguistico della lingua ufficiale a un modello che ha le sue radici nella storia più conosciuta e di cui la comunità storico linguistica si sente più orgogliosa può essere forse la proposta vincente per dare al modello stesso un prestigio politicoculturale nel vasto pubblico che di per se non ha.

Inoltre se l’opera di riferimento non è letteraria ma tecnica, e precisamente di un codice giuridico, la capacità di creare consenso tra le fasce più moderne e urbanizzate della popolazione può crescere considerevolmente.

Infatti la battaglia per salvare la lingua sarda si vince nelle città. Solo se si riesce a creare un modello linguistico socialmente prestigioso, si può avere qualche possibilità per far rioccupare dal sardo quegli spazi di lingua formale o comunque di lingua degli strati più influenti della popolazione, quelli che determinano se un certo comportamento è “in” o “out”.

Il rischio altrimenti è di ridurre il sardo ad una più o meno veloce decadenza nella sua “ridotta rustica” se non addirittura nella “riserva barbaricina”.

E non deve sfuggire (e per la verità non sfugge al sociologo) quanto rilievo e prestigio abbia nella città di Cagliari, storicamente ma tutt’oggi, la classe avvocatizia (e le classi professionali in genere) e quella burocratico-amministrativa, e quanto possa essere fra questi strati sociali più importante un 4 V. Dell’Aquila, G. Iannàccaro, La pianificazione linguistica, Carocci editore, Roma 2004, pag.119, ISBN 88-430Mauro Podda – Sa limba de Elianora 4/24 modello linguistico basato su un opera giuridica anziché su un opera letteraria. La poesia oggi è poco di moda, non ha grande “appeal” sociale, un opera tecnica sembra più corrispondente alle esigenze della società moderna che può voler comunque riscoprire le radici della propria cultura più antica, linguistica e non.

Il problema dell’esatta descrizione della lingua della Carta de Logu è una questione esclusivamente filologica.

La sostanziale corrispondenza del modello linguistico proposto con la Carta de Logu è invece un problema di pianificazione linguistica. E precisamente di aquisition/implementation planning; forse ancora meglio, di “consent planning”, pianificazione del consenso.

A qualcuno potrebbe sembrare una manipolazione politica e culturale; ma la pianificazione del consenso è una normale operazione politica nelle democrazie moderne (anche dei regimi autoritari purtroppo ma a ben altri livelli): che altro è una campagna elettorale se non una pianificazione del consenso elettorale? E se crediamo alla buona fede dei politici, la si fa per il bene comune.

Nel caso in esame la pianificazione del consenso intorno ad un modello linguistico ha lo scopo di salvaguardare un grande patrimonio culturale: la lingua tradizionale della nostra comunità.

La proposta qui presentata ha lo scopo di creare intorno alla questione della lingua sarda il maggior

consenso possibile secondo queste linee guida:

• Scelta di un modello il più possibile equilibrato tra le due macroaree dialettali ed in particolare tra la varietà cagliaritana socialmente assai prestigiosa in tutto il sud dell’isola e la varietà nuorese che ha acquisito un certo prestigio culturale, in questo soppiantando il Logudorese illustre, come varietà “bandiera” di un certo sentire più tradizionalista della sardità; è da precisare che le due macro-aree dialettali corrispondono a grandi linee,anche alle due aree economico-antropologiche agricola a sud e pastorale a nord: l’area arborense è da sempre un area intermedia e di incontro tra le due Sardegne.

• Scelta di un opera storico-giuridica e del suo periodo temporale quale simbolo culturale cui fare riferimento per accrescere il consenso e il prestigio sociale del modello scelto;

Il caso, gli intrecci economico-antropologici, le vicende storiche e forse anche le scelte storiche, hanno fatto si che la lingua della Carta de Logu di Arborea, nei suoi testi più antichi, fosse effettivamente quanto di più equilibrato si possa sperare nella compresenza di “simbolibandiera” fonetici e morfologici sia delle varietà settentrionali che di quelle meridionali.

A grandi linee, senza che questa affermazione possa avere un significato di scientificità filologica, è la varietà di “mesania” più rappresentativa, più neutra, e con qualche aggiustamento, assolutamente vicina alle varietà moderne dell’area arborense.

Mauro Podda – Sa limba de Elianora 5/24

LO SQUILIBRIO DELLA LSC

Il primo passo di questo lavoro è consistito nella valutazione della posizione della Limba Sarda Comuna rispetto alle principali divergenze tipiche tra le varietà settentrionali e quelle meridionali.

Si è pensato di mettere a confronto la LSC con il Cagliaritano, quale varietà simbolo del Sardo meridionale, con il Nuorese e il Logudese “illustre” quali varietà simbolo del sardo settentrionale.

Si verifichera quali scelte abbia fatto la LSC sulle caratteristiche fondamentali (le isoglosse territoriali) che differenziano le due principali macrovarietà del Sardo.

Ci si è avvalsi principalmente dell’elenco di tali isoglosse tratto dal già menzionato articolo di Maurizio Virdis, e naturalmente sulla “Fonetica storica del Sardo” di Max Leopold Wagner.

Vediamo i risultati:

1. Conservazione delle velari latine: es. settentrionale “chentu”, meridionale “centu”; la LSC sceglie la variante settentrionale

2. Sillabe finali E ed O etimologiche: il settentrionale le conserva, il meridionale le innova a “i” e “u”; la LSC sceglie la variante settentrionale



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