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«18° CONVEGNO NAZIONALE sulla Preistoria - Protostoria - Storia della Daunia San Severo 29 - 30 Novembre 1997 La Capitanata tra medioevo ed età ...»

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ARCHEOCLUB D'ITALIA

SEDE DI SAN SEVERO

18° CONVEGNO

NAZIONALE

sulla

Preistoria - Protostoria - Storia

della Daunia

San Severo 29 - 30 Novembre 1997

La Capitanata tra medioevo ed età moderna

(secc. XIII-XVII)

Coordinamento scientifico di Pasquale Corsi

ATTI

a cura di

Armando Gravina

con gli auspici della Società di Storia Patria per la Puglia SAN SEVERO 1999 Stampa: Centro Grafico S.r.l. - Tel. 0881 728177 - www.centrograficofoggia.it Il “Castello e i circuiti urbani della San Severo medioevale… 47

ARMANDO GRAVINA

Il “Castello” e i circuiti urbani della San Severo medioevale.

Ipotesi ed elementi di topografia Società di Storia Patria per la Puglia Il problema pertinente alla definizione della configurazione dei circuiti urbani di San Severo in epoca medioevale è arduo da impostare ed ancor più difficile da risolvere per l’assenza di qualsiasi tipo di documentazione e per l’assoluta carenza di indagini archeologiche a ciò finalizzate, peraltro molto difficoltose in un’area intensamente antropizzata.

A tanto si deve aggiungere l’insensibilità sia dei privati sia degli organi tecnici che dovrebbero salvaguardare e, nell’ipotesi ottimale, promuovere scavi stratigrafici o, in mancanza, realizzare almeno un accurato rilevamento ogni qualvolta si rin- vengono antiche strutture nel sottosolo in occasione di sterramenti per la costru- zione di ambienti ipogei.

A tutt’oggi le notizie che possediamo al riguardo, molto scarne e frammentarie, sono il frutto di osservazioni e ricerche di appassionati e di volontari che, oltre tutto, non sono affatto coordinati fra loro. In questo quadro, a dir poco desolante, appare utile qualsiasi elemento, sia pure acquisito con tecniche e metodologie molto diverse fra di loro, che contribuisca ad arricchire quella serie di dati che in futuro potranno confluire in una ricerca programmata e pluridisciplinare.

La storiografia locale fin dall’Ottocento si è frequentemente interrogata sulle origini della città di San Severo e nel silenzio delle fonti si è fatto spesso riferimen- to a tradizioni che farebbero risalire la frequentazione dell’attuale territorio urba- no ed aree viciniori a mitici eventi inquadrabili nei secoli immediatamente prece- denti all’avvento del Cristianesimo, come la identificazione con il colle Drion, dove erano ubicati i due templi dedicati a Calcante e a Podalirio, o addirittura in tempi protostorici, con la sua fondazione da parte del leggendario Diomede.

In realtà, oltre ad una discreta documentazione riguardante probabilmente un

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villaggio attivo fin dall’VIII-VII secolo a.C. nella zona di via F. D’Alfonso (che fa angolo con viale 2 Giugno) e ad una necropoli con tombe documentate e sparse in tutto il territorio urbano, databili fino al IV e forse III sec. a. C.1, non vi sono altri documenti certi di un apprezzabile popolamento antico dell’area occupata dall’attuale abitato di San Severo.

Per un lungo periodo di tempo, fino al 1116, non si hanno notizie di insediamenti nell’area qui presa in considerazione.

Un esame attento dell’impianto urbanistico del centro storico della San Severo medioevale offre lo spunto per fare alcune considerazioni.

Una delle più importanti è che il suo sviluppo appare impostato intorno a due poli ben distinti fra loro: il primo può essere individuato nell’area del “Castello” (l’attuale palazzo Chirò e Tondi-Santagata/palatium federiciano) o parte di esso (Figg.1;3), che mostra una ubicazione completamente decentrata rispetto al secondo2; quest’ultimo sembra possa essere localizzato su una superficie che ha come centro la chiesa di San Severino e che in un suo successivo sviluppo comprenderà anche la chiesa di S. Nicola. L’orientamento NO-SE dell’asse che congiungerà queste due chiese condizionerà anche l’orientamento dello sviluppo urbano della San Severo medioevale (Fig.3).

Queste due aree per le loro specifiche funzioni, con ogni probabilità quella militare dell’una e quella di centro di vita civile dell’altra, all’origine molto probabilmente erano assoggettate a regimi giurisdizionali differenziati; la prima sottoposta al potere regio, la seconda a quello feudale.

Le più antiche fonti storiche, che comunque parlano di un “castrum Sancti Severi “ e di un “castellum Sancti Severini”, purtroppo poco ci illuminano in proposito. Il toponimo “castrum Sancti Severi” è attestato per la prima volta in un privilegio di re Ruggero II del 1134; il secondo appare in alcuni documenti fra il 1116 ed il 1266, di cui solo due databili dopo il 1151; entrambi appaiono persino insieme nello stesso atto del 7 giugno 11413.

1 GRAVINA A., Il territorio di San Severo e della Daunia Nord e Nord-Occidentale durante l’età del Ferro. Elementi di topografia, in Atti del 3° Convegno sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, San Severo 1981 (1984), pagg 237-267; ID., Annotazioni sul popolamento daunio nel territorio a Nord e a Nord-Ovest di Foggia, in Profili della Daunia Antica 1986; ID., Osservazioni sulla topografia della Daunia settentrionale tra il sec. XI e V a.C., in Atti del 7° Convegno Naz. sulla Preist. Protost. e St. della Daunia, Tavola Rotonda sulla civiltà daunia, San Severo 1985 (1988); ID., Nuovi dati tra il VII e il V sec.a.C. nell’area urbana di San Severo, in Bonifica 3-4, Foggia 1994, pagg. 91-97 2 Una rapida sintesi delle varie ipotesi sull’origine di San Severo, avanzate dai cultori della materia, si rinviene in CORSI P. (a cura di), Le pergamene dell’Archivio Capitolare di San Severo (secoli XII-XV), Bari 1974 3 CORSI P., San Severo nel Medioevo, in AA.VV., Studi per una storia di San Severo, San Severo 1989, pag.173 Stampa: Centro Grafico S.r.l. - www.centrograficofoggia.it Il “Castello e i circuiti urbani della San Severo medioevale… 49 Il primo polo di vita organizzata, il “Castello”, negli ultimi anni ha restituito elementi tali che permettono di fare qualche illazione sulla sua origine e sulla sua funzione.





Sotto le fondamenta del lato orientale di questo edificio (fig.1:A) l’architetto G.

Di Capua (cfr. la sua relazione in questo stesso volume) ha individuato un’antica struttura a pianta rettangolare dalle dimensioni abbastanza contenute (fig.1:F), che potrebbe risalire ad età normanna o ancora precedentemente ad epoca bizantina o addirittura longobarda.

La presenza della struttura rilevata starebbe ad indicare l’esistenza ab antiquo in questo luogo di un probabile presidio quasi certamente fortificato per soddisfare ad esigenze di controllo, anche militare, di assi viari (meglio specificati in seguito), piuttosto che di difesa del borgo viciniore sorto solo successivamente, forse verso la metà del sec. XI, intorno alla chiesa di San Severino con l’ingrandimento di un primo nucleo originatosi in età bizantina4, di cui tuttavia, al momento della sua piena espansione, controllava una delle porte di accesso ubicata su una strada che ricalcava un tracciato già utilizzato in età romana, rilevato dall’Alvisi5 e rispondente pressappoco alle attuali via Recca, già via Mercantile, e via Soccorso.

Esempi di castelli o strutture fortificate, sorti su antiche torri longobarde intorno a cui si svilupparono piccoli borghi, sono ampiamente attestati su tutto il territorio longobardizzato a noi più vicino, come quello molisano, dove i più importanti sono localizzati a Gambatesa, Monteroduni, Pescolanciano, Cerro al Volturno, ed in Daunia forse a Serracapriola.

La retrodatazione, qui proposta, del primo nucleo del “Castello” può trovare agganci in qualche elemento che, sia pure alquanto labile, appare significativo in un panorama estremamente povero di fonti e può essere ragionevolmente sostenuta in concordanza con le recenti considerazioni fatte in questo senso dal Corsi6 a proposito delle origini del monastero di San Pietro di Terra Maggiore che, sorto come la maggior parte dei monasteri benedettini nell’ultimo o penultimo secolo del primo millennio, aveva innescato un processo di discreto popolamento del territorio, istituendo dipendenze e favorendo la fondazione di casali dislocati nei punti nevralgici del complesso quadro della colonizzazione benedettina.

Per quanto si dirà intorno al “Castello”, risulterà chiaro che la configurazione di questo complesso ebbe una evoluzione completamente indipendente e, fino agli inizi del XIII secolo, avulsa dallo sviluppo urbanistico che stava interessando o che aveva interessato il territorio delle tre parrocchie storiche del borgo medioevale di San Severo: San Severino, San Nicola, Santa Maria.

4 CORSI P., San Severo nel Medioevo....op.cit., pag.180 5 ALVISI G., La viabilità romana della Daunia,.............

6 CORSI P., San Severo nel Medioevo.....op.cit., pagg. 167-180

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I dati in questione sono: la intitolazione a San Pietro del monastero di Torremaggiore e la intitolazione a San Giovanni della chiesa del detto “Castello” di San Severo.

Narra Paolo Diacono nella Historia Langobardorum7 che quando l’imperatore Costante venne in Italia per assoggettare i Longobardi interrogò un eremita, dotato di virtù profetiche, sulla riuscita dell’impresa; questi gli rispose che nella notte “vise sunt ei tres persone spirituales, quarum una erat archangeli Michaelis, secunda Johannis baptiste, tertia apostoli Petri”, i quali predissero che la “gens langobardorum qui in Italia abitant, superari modo ab aliquo non potest”, perchè una regina aveva dedicato in Monza lomgobarda un tempio a San Giovanni Battista “propter hoc ipse beatus Johannes pro Langobardorum gente continue intercedit”.

L’episodio evidenzia la terna di santi protettori dei Longobardi che, se pure non riuscirono ad evitare in quell’occasione la distruzione di Lucera “opulentam Apuliae civitatem” da parte dell’Imperatore, giustificano in tutto il territorio longobardizzato, ben compreso il nostro, insieme a quello garganico e di buona parte della Capitanata, la presenza di chiese, cappelle e monasteri, nonchè toponimi, a tali santi dedicati8.

7 PAOLO DIACONO, Historia Langobardorum, V, 6 8 Un gran numero di chiese, cappelle, monasteri dedicati a San Pietro, a San Michele e a San Giovanni Battista sono attestate nelle nostre zone a partire quasi certamente dall’inizio della dominazione longobarda, che ha lasciato testimonianza sia dal punto di vista etnico e giuridico (la legislazione longobarda è continuamente richiamata nelle fonti) sia dal punto di vista religioso. Basti ricordare per summa capita, oltre al già menzionato monastero di San Pietro di Torremaggiore, quello di San Giovanni in Lamis, di San Giovanni in Piano, le chiese di San Giovanni e di San Pietro in Civitate, di San Pietro nei pressi del Castello di Lauro (Sannicandro G.), di San Giovanni fuori del castello di Venamaggiore (Serracapriola), di San Michele presso San Giovanni in Piano, di San Giovanni nell’attuale San Giovanni Rotondo, in Siponto e nell’antico casale di San Quirico, di San Giovanni e San Pietro in Vieste, un castellum di San Giovanni Maggiore presso Celenza Valfortore, un toponimo intitolato a San Giovanni ad Apricena. Fuori dalla Daunia propriamente detta sono da prendere in considerazione chiese e toponimi dedicati a San Giovanni in località Palianum (Campomarino), in un’altra località nei pressi di Campomarino e di Monte Nigro (Montenero-Termoli), nei pressi di Lanciano, e quelli nel principato di Benevento. Inoltre l’abbondante presenza nelle fonti di persone indicate col nome di Pietro o Giovanni; il nome di Michele invece è attestato raramente, anche se sono numerose le chiese e le cappelle dedicate all’Arcangelo, oltre al monastero tremitense, che nel 1010 risulta dedicato a San Michele e a San Jacopo. Se questa è la situazione che appare documentata a partire dall’XI secolo, presumendo una sia pur minima opera di delongobardizzazione del territorio dall’ inizio del dominio bizantino di Boioannes, si può ipotizzare una presenza più marcata di questo fenomeno nella Capitanata durante i secoli X e IX.

Stampa: Centro Grafico S.r.l. - www.centrograficofoggia.it Il “Castello e i circuiti urbani della San Severo medioevale… 51 Ciò induce ad ipotizzare come verosimile l’esistenza, nell’area dell’attuale parrocchia intitolata a San Giovanni Battista, di una omonima chiesa dedicata dai Longobardi al loro santo protettore fin dai primi tempi della loro frequentazione del sito, il quale evidentemente presentava un rilevante interesse strategico e logistico, essendo - come si è accennato - un importante snodo viario per la convergenza di alcune strade che si diramavano in direzione di Lucera, Torremaggiore, Civitate-Fortore, Lesina, San Giovanni in Lamis-area interna del Gargano-via per la grotta di San Michele, Casalenovum-Siponto-Foggia.

Fino a quando non interverranno nuovi elementi certi a modificare questa

ipotesi, a favore della stessa si possono addurre almeno due dati certi:

- il primo è rappresentato dal fatto che quest’area è stata per più secoli delimitata in un ambito di superficie molto ristretto, se confrontato allo sviluppo territoriale che ebbero nel tempo le altre tre parrocchie di San Severo, pur essendo considerata tradizionalmente, quella di San Giovanni Battista, la chiesa più antica di San Severo. Una spiegazione di questa situazione di fatto sta nella ipotizzata diversa condizione giuridica dell’area del “Castello”, di cui la chiesa di San Giovanni era una pertinenza (Figg.1:A,B,G; 6; 7, la chiesa -B- è evidenziata in nero; il “Castello -A,F- è evidenziato in nero e a tratto);



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